Tra i verdeggianti paesaggi della Ciociaria si nasconde un borgo fantasma che in passato ha avuto una rilevanza notevole per gli affari e il commercio della zona e che all’improvviso è stato abbandonato da tutti i suoi abitanti.
La vita che conosciamo oggi è figlia della rivoluzione industriale e delle modifiche che questa ha apportato non solo alla conformazione del tessuto urbano delle città, ma anche allo stile e alla velocità della vita all’interno dei borghi. Prima dell’innovazione tecnologica che ha premesso la meccanizzazione dei lavori tradizionali, infatti, il commercio e la produzione erano due attività distinte e separate, ognuna con le proprie tipicità e la propria ubicazione.

Nelle città si potevano già trovare i mercati più grandi, ma a popolare questi luoghi di scambio erano soprattutto commercianti, allevatori e artigiani che provenivano dalle campagne attorno alle città. Esistevano interi borghi che traevano linfa vitale da una singola attività, fosse essa l’allevamento di bestiame, la produzione agricola o quella artigianale.
In un simile contesto c’era spazio per la proliferazione di piccoli centri urbani completamente distaccati dalla città principale della zona, ma con l’arrivo del progresso, del lavoro in fabbrica, a poco a poco questa struttura si è disgregata, portando a quel fenomeno che ha preso il nome di conurbazione.
Gli abitanti dei piccoli borghi si sono spostati nelle periferie delle città e quei paesini che sorgevano in prossimità della città principale inglobati a livello territoriale, economico e politico. I maggiori guadagni della città permettevano uno stile di vita più moderno e agiato, spingendo anche le ultime sacche di resistenza ad abbracciare la modernità.
Forglieta, il borgo ciociaro fantasma che oggi è stato inglobato dalla natura
Vittima di quel processo è stato anche il borgo di Forglieta, situato sulle colline del Lazio, all’interno della provincia di Frosinone. Questo centro abitato ha origini antiche e ha rappresentato un centro di commercio di bestiame e prodotti caseari sin dall’Antica Roma. Il nome deriva infatti dal latino “Forum Laeta” che significa “Bel mercato”.

A rendere piacevoli le gite a commercianti e avventori era la strada che portava da Roma a questo borgo, visto che attraversava la Valle dei Liri e quella di Comino, offrendo uno spettacolo paesaggistico senza eguali, tra corsi d’acqua, isole, cascate e immense distese di uliveti e pascoli.
Forglietta aveva anche una rilevanza strategia importante, sembra infatti che al suo ingresso vi fossero delle torri di guardia che avevano lo scopo di permettere all’esercito di controllare la zona a valle e avvistare eventuali invasori prima che giungessero alle porte della città.
Sebbene avesse questa origine fortunata, con il passare dei secoli la centralità di Forglieta è andava via via scemando. Alla fine del secondo conflitto mondiale erano rimaste solo poche decine di abitanti e negli anni ’70, gli 80 residenti popolavano le vie del borgo decisero di comune accordo di lasciarlo per trasferirsi in città.
A partire da quel momento la natura circostante ha cominciato a riprendere possesso della zona, ed oggi lo scenario che si dipana dinnanzi agli occhi di chi decide di visitarla è quasi post apocalittico. Le vie e le case di architettura medievale sono ricoperte di vegetazione, i tetti sfondati, la scuola e le piccole botteghe riempite di polvere e detriti.