Imponenti, tali da incutere timore: le Mura Ciclopiche di Ferentino sono così, ma cosa si cela dietro tale possanza?
In provincia di Frosinone, Ferentino si erge sopra un’altura dei Monti Ernici da cui si gode di una magnifica vista. Un vero pezzo di Storia, la città pullula di riferimenti e bellezze per cui difficile non soffermarcisi. Ogni passo compiuto è diretto verso lo svelamento dei segreti più antichi, finora custoditi con grande cura.

Tra le meraviglie-simbolo, l’Acropoli è il suo fiore all’occhiello. Il terrazzamento su cui spicca risale addirittura al II secolo a.C. Un’opera muraria mozzafiato, oltre che per la genialità nella costruzione anche per la maestosità. Naturalmente, non mancano i monumenti da visitare, dai Palazzi storici a splendide Chiese.
La caratteristica di Ferentino risiede nell’essere circondata da mura solenni, imperiture su cui si aprono porte, altrettanto grandiose come la Porta Sanguinaria o Porta Casamari, ad esempio. Ciò che colpisce sono le cinta che costeggiano la linea perimetrale della città stessa: davvero ‘ciclopiche’.
Le Mura Ciclopiche di Ferentino: tutto quello che c’è da sapere
Riconoscerla è semplice: la città è circondata e protetta. Come se fosse un tesoro nascosto poiché, al suo interno, racchiuderebbe altrettanti gioielli preziosi, persino i resti di una Domus o un brefotrofio di origine medievale – una struttura in cui si accudivano bambini neonati, ‘illegittimi’ e abbandonati.

A livello architettonico, invece, le Mura Ciclopiche hanno tutt’altro fascino. Tra le più prestigiose testimonianze archeologiche, queste si snodano lungo un percorso che supera i 2 Km. Legate alla civiltà pelasgica o ciclopica per la dimensione dei massi, ancora oggi suscitano forte stupore nei visitatori.
Realizzate con una pietra biancastra, sono costituite da blocchi che non presentano linearità. Difatti, a seconda dei piani, la tecnica usata si rivela differente: partendo dalle fondamenta – intagliati in modo tale da adeguarsi perfettamente alla conformità della collina rocciosa sopra cui svettano – man mano aggiunti, fino al cielo.
Alcuni massi incastrati tra loro senza malta, quindi un collante che li unisca, altri più regolari. Lo charme di questi lavori ingegneristici, oltretutto risalenti a epoche lontanissime, risiede soprattutto nella progettazione e conseguente opera, non tralasciando alcun dettaglio. Si voglia aggiungere una peculiarità.
Come anzidetto, alla base, la rifinitura dei blocchi è tale da non lasciare spazi. In superficie la loro irregolarità ha portato alla presenza di interstizi, chiusi con tasselli di schegge. Dal periodo medievale, in realtà, si è provveduto a interventi di restauro sostituendo tratti andati in rovina nonché l’aggiunta di torri a scopi di difesa.